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Paolo

Penso che terra dei colori sia l'aggettivo migliore per descrivere questo straordinario e per larga parte ancora selvaggio paese. Un tramonto sul lago Titicaca con il rosso del sole che si specchia nel blu limpidissimo dell'acqua e per corona le vette imbiancate della cordigliera, il bianco accecante del Salar in contrasto con l'azzurro di un cielo raramente velato da nuvole oppure il rosso ed il verde delle lagune circondate dall'ocra delle colline vulcaniche del Lipez. Ed altrettanto colorata è l'orgogliosa popolazione di questi altipiani; la pelle annerita dal sole fa risaltare le tinte sgargianti delle coperte che portano sulla schiena a mo di zaino e la varia tipologia di abiti e cappelli che usano, dalle nere bombette delle donne ai colorati cappelli di lana con copriorecchie degli uomini. Ma quello che ti stupisce di più quando ti fermi a parlare con loro è il sorriso che scaturisce sempre spontaneo una volta rotto il ghiaccio e se può sembrare cosa normale ad esempio da parte dei ragazzini di Villa Mar durante la simpatica sfida a calcio Italia-Bolivia, certamente non lo è da parte del vecchio minatore incontrato nei cunicoli del Cerro Ricco di Potosi; eppure anche lui sorride mentre gli offro un sacchetto di foglie di coca e gallette e quel sorriso mi resterà nel cuore per sempre, forse perchè sembrava così sincero.

Ma la Bolivia non è solo paesaggi e colori ma anche una storia millenaria a partire dalle culture preincaiche di Tiwanaku che tanto sembrano aver influenzato le popolazioni dell'altopiano per arrivare ai più recenti segni della colonizzazione spagnola, ben rappresentata dalle bianche architetture della antica capitale Sucre oppure dall'imponente Palazzo della Moneda di Potosi. E poi La Paz, la caotica e assolutamente unica La Paz; un cratere a 3.700 metri d'altezza con le pareti foderate di case ed all'interno un milione di anime accatastate una sull'altra.

L'ultima contraddizione di questa terra straordinaria. Paolo.

coopsalute@pop.ftcoop.it

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